Nuovo limite al pagamento cash, il giudizio di Adico: “strumento giusto seppur insufficiente ma sanzioni spropositate”

“Provvedimento utile per la lotta all’evasione, anche se del tutto insufficiente. Sanzioni esorbitanti e ingiuste”. Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, riassume così il giudizio dell’associazioni circa la nuova norma che limita la circolazione dei contanti abbassando a mille euro (da 2 mila) la soglia dei pagamenti cash. “La battaglia contro il nero e il sommerso è sempre condivisibile – conferma Garofolini – e quindi anche gli strumenti che limitano il contante vanno sempre bene. Di contro, riteniamo che sia necessario mettere in campo tutte le nuove tecnologie per rendere più capillare questa lotta e per punire finalmente anche i grandi evasori e gli evasori totali che troppe volte sfuggono dalla rete della giustizia”. Secondo il presidente dell’Adico, però, le sanzioni previste per questa infrazione sono a dir poco sproporzionate (da 3mila de 50 mila euro) e rischiano di creare vere e proprie ingiustizie come capitato con gli assegni privi della dicitura “non trasferibile”. “In quel caso – spiega Carlo Garofolini -, anche grazie al nostro intervento, si è tornati a multe molto più eque e proporzionali rispetto a una violazione nella quale sono incappate molte persone totalmente in buona fede. Abbiamo seguito decine e decine di casi e denunciato più volte l’incongruenza fino a che il Mef ha sistemato le cose. Anche in questo caso riteniamo che sia necessario definire subito sanzioni più proporzionate”.    

A tal proposito ricordiamo che con l’anno nuovo si è tornati  a definire un limite dei pagamenti in contante uguale a quello del 2011, introdotto quella colta dal decreto “Salva Italia” e (poi cambiato dal 2016). In pratica dall’1 gennaio non è più possibile effettuare pagamenti cash di entità superiore ai mille euro, per ridurre il più possibile i pagamenti in nero. Chi non rispetta la regola può incorrere in una sanzione amministrativa pecuniaria da 3 mila a 50 mila euro. L’ammontare è quintuplicato in caso di violazioni che fanno riferimento a più di 250 mila euro.

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