In vista dell’annunciata stangata sulle bollette dell’energia elettrica e del gas (+40%), proponiamo questo interessante articolo tratto da Il Fatto Quotidiano nel quale vengono spiegate le voci contenute in fattura, evidenziando i tanti costi che i cittadini pagano al di là dei consumi reali. E proprio sui costi “extra” (oneri di sistema in testa) dovrà lavorare il governo per attenuare l’effetto rincari.

Dal decommissioning nucleare agli aiuti per le grandi aziende energivore, ma anche gli incentivi alle rinnovabili. Paghiamo anche questo nella nostra bolletta dell’energia elettrica, per la precisione sotto la voce ‘oneri di sistema’, che si aggiunge alla spesa per la ‘materia energia’ e a una serie di altri costi, come il canone Rai. Ecco perché, anche se in questi giorni tutti parlano dei rincari in bolletta e di ciò che avverrà da ottobre con le tariffe aggiornate per l’ultimo trimestre dell’anno, la strada più rapida per intervenire potrebbe essere spostare altrove – sulla fiscalità generale – proprio gli oneri di sistema, che poco hanno a che vedere con gli effettivi consumi e su cui già a luglio il governo è intervenuto per calmierare gli aumenti.  Anche perché una richiesta in questo senso è arrivata direttamente dalla Commissione europea, che ha chiesto di eliminare dalla fattura le voci “che non sono direttamente correlate con l’energia”. Ma vediamo quali sono le voci (riferibili a quote fisse o variabili) che compongono la bolletta e che, man mano, hanno reso sempre più difficile la sua lettura da parte dei cittadini e, quindi, anche l’impresa di capire come risparmiare. Di fatto, la stragrande maggioranza non ha idea di cosa paga.

LA MATERIA ENERGIA – Sulla bolletta, in effetti, la spesa per la materia energia incide solo per il 44,5% (dati Arera, ultimo trimestre 2020) nella bolletta dell’utente tipo domestico in maggior tutela ed è composta da una quota fissa e da una quota effettiva di energia, che ogni utente paga in proporzione al proprio consumo. Una recente indagine condotta da SOStariffe.it sulle tariffe del mercato libero – applicate dunque a chi ha già abbandonato la maggior tutela – ha analizzato i costi per single, coppie e famiglie composte da quattro persone, stimando che l’incidenza dei consumi effettivi sulla bolletta non supera il 37% a seconda della tipologia di cliente. Quella relativa alla materia energia è l’unica voce di costo che si basa su tariffe stabilite a discrezione del fornitore in modo concorrenziale (per entrambe le quote) e, quindi, anche l’unica parte che fa la differenza tra le varie tariffe elettriche del mercato libero. Su questa quota pesano non solo il prezzo dell’energia (l’effettivo costo di acquisto della materia prima), ma anche le perdite di rete (per circa il 10 per cento), oltre al cosiddetto ‘dispacciamento’, ossia il costo del servizio che garantisce l’equilibrio tra energia immessa nelle reti elettriche ed energia prelevata dai clienti finali. E poi c’è il prezzo di perequazione energia, per le spese di acquisto dell’energia (pagato solamente dai clienti con un contratto nel servizio tutelato).

IL TRASPORTO E LA GESTIONE DEL CONTATORE – Le altre spese della bolletta sono tutte basate su tariffe prestabilite da Arera. A iniziare dalla spesa per il trasporto e la gestione del contatore che, quindi, alle stesse condizioni di utilizzo, non varia a seconda dei fornitori. Si pagano (il 20% della bolletta in regime di maggior tutela) i costi per la trasmissione e la distribuzione dell’energia dalle centrali alle nostre case, ma anche le spese per la gestione e la lettura dei contatori. Questa voce è composta da tre elementi: la quota fissa, che è indipendente dal proprio consumo di energia, la quota potenza, che dipende dalla potenza impegnata e la quota energia, applicata all’energia consumata.

ONERI DI SISTEMA – La voce più discussa della bolletta è certamente quella legata agli oneri di sistema, che copre i costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico e che nel 2020 è costata ai consumatori 14,9 miliardi. Secondo Arera, che stabilisce i costi ogni tre mesi, ad oggi questi oneri rappresentano una fetta del 21,8% della spesa annua per il cliente domestico tipo (in regime di maggiore tutela). Nella bolletta, i consumatori trovano una quota fissa, indipendente dai consumi (che si applica solo alle abitazioni di non residenza, con un 35% in più rispetto alla spesa annua) e una quota energia, applicata in base ai consumi e pagata da tutti, indipendentemente che l’utenza sia legata alla residenza. Questo significa che per un utente domestico non residente, il peso degli oneri di sistema sulla bolletta aumenta considerevolmente, fino ad arrivare a quasi il 40%. Cosa si paga? La spesa è formata dalle componenti Asos (per il sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione) e Arim (i rimanenti oneri generali). Per il mercato tutelato più del 65% degli oneri è relativo agli incentivi per le fonti rinnovabili. Tra gli altri oneri c’è di tutto: lo smantellamento delle centrali nucleari, un’accisa per le Ferrovie dello Stato, le spese per ricerca e sviluppo, la creazione dei regimi tariffari speciali e le spese dovute al bonus elettrico e persino le agevolazioni per le industrie ad alto consumo di energia elettrica. Questa componente in passato ha finanziato anche i salvataggi di grandi aziende sull’orlo del precipizio, come Alitalia e Ilva. Con il decreto ‘Lavoro e imprese’ approvato a luglio scorso, il governo Draghi ha previsto di destinare 1,2 miliardi di euro proprio alla riduzione degli oneri generali di sistema per il prossimo trimestre per contenere gli effetti dell’incremento. Nelle scorse settimane si è parlato della possibilità di trasferire gli oneri per il sostegno alle rinnovabili sotto la fiscalità generale (per farla pagare a tutti i contribuenti).

IMPOSTE E CANONE RAI – Sono identiche per ogni fornitore le imposte, anche queste con il loro peso sulla bolletta (13,3 per cento in regime di maggior tutela). Si tratta di imposta erariale di consumo (accisa), applicata alla quantità di energia consumata indipendentemente dal contratto e imposta sul valore aggiunto (Iva), applicata sull’importo totale della bolletta. Parliamo dell’Iva al 10% nel caso dell’utenza domestica e al 22% negli altri casi. Dal 2017 pesa anche il pagamento del Canone RAI, imposta sul possesso di ‘apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive in Italia’, versato obbligatoriamente dai cittadini che se lo vedono addebitato sulla bolletta della luce, ma solo sull’utenza di residenza. Sono esonerati gli over 75 con un reddito basso, diplomatici e militari stranieri e cittadini con un’utenza elettrica residenziale, che non possiedono apparecchi televisivi. E poi ci sono varie ed eventuali, come eventuali spese per interessi di mora, spese per attività di connessione del contatore, solo per fare alcuni esempi.

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