Seconda ondata della pandemia, ecco la guida per i ristori

ll Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato oggi il decreto cosiddetto ristori, contenente ulteriori misure la tutelare della salute e per sostenere i settori produttivi colpiti dall’emergenza covid. Il testo aveva ricevuto ieri sera la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale in edizione straordinaria.

Vediamo esattamente come si calcola il ristoro e come si presenta la domanda in base al nuovo decreto Ristori.
L’indennizzo cambia a seconda della tipologia di attività commerciale, ed è calibrato in base alle restrizioni che sono state previste dai provvedimenti anti Covid: più alto per le discoteche e le sale da ballo, che sono chiuse da agosto, scende per ristoranti e palestre ed è più basso per i bar.

Il requisito fondamentale è la perdita di fatturato ad aprile 2020 sullo stesso mese del 2019.

Per avere diritto al ristoro bisogna aver incassato un terzo in meno. Fanno eccezione le attività aperte dopo il primo gennaio 2019, a cui l’indennizzo spetta anche in assenza di questo requisito.
Ci sono tre fasce di indennizzo previste, rispetto a quanto incassato in base al decreto Rilancio: 400%, 200%, 150%. 

Imprese e fatturato

Imprese con fatturato 2019 fino a 400mila euro: prima calcolano il 20% della perdita di fatturato di aprile 2020. Poi, applicano la percentuale prevista dal decreto ristori per la propria categoria.
Imprese con fatturato 2019 fra 400mila e 1 milione di euro: prima calcolano il 15% della perdita di fatturato di aprile, poi applicano il coefficiente previsto dal decreto ristori.
Imprese con fatturato 2019 fra 1 e 5 milioni di euro: prima calcolano il 10% della perdita di fatturato, poi applicano il coefficiente del decreto Ristori.
Fatturato sopra i 5 milioni di euro: l’indennizzo è sempre pari al 10% della perdita di fatturato di aprile 2020.
I coefficienti previsti dal decreto Ristori sono pari al 400, 200 o 150%. Molto in sintesi:

  • discoteche e sale da ballo: 400%,
  • attività sportive, culturali, ristorazione, organizzazione convegni: 200%,
  • bar, alberghi e ospitalità turistica: 150%.

Esempio di calcolo. Un’attività che nel 2019 ha incassato meno di 300mila euro, ad aprile 2020 era chiusa (quindi non ha fatturato), mentre in aprile 2019 ha incassato 20mila euro. Applica il 20% all’intero fatturato di aprile 2019: risultano 4mila euro, la somma a cui aveva diritto in base al decreto Rilancio. Per calcolare il nuovo indennizzo applica i nuovi coefficienti del decreto Ristori:

  • discoteca: indennizzo decreto Ristori pari a 16mila euro (il 400% di 4mila euro),
  • ristorante, palestra cinema: indennizzo pari a 8mila euro (il 200% di 4mila euro),
  • bar o gelateria: indennizzo pari a 6mila euro (il 150% di 4mila euro).

Il meccanismo è analogo per tutte le altre fasce di ricavi. Sottolineiamo che il calcolo è più semplice per chi ha fatturato più di 5 milioni di euro nel 2019, perché in questo caso il ristoro è sempre pari al 10% della differenza di ricavi fra aprile 2019 e aprile 2020.

Attenzione: ci sono un tetto minimo e uno massimo. L’indennizzo minimo è pari a mille euro per le persone fisiche e a 2mila euro per le imprese. Il massimo è invece di 150mila euro, quindi l’indennizzo non può in ogni caso superare questa cifra. Per gli operatori con codice ATECO 55 (ad esempio, gli alberghi) il tetto di 150mila euro si riferisce alle singole unità produttive.

Sono esclusi dall’indennizzo coloro che aprono partita IVA dopo il 25 ottobre 2020.

Come si presenta la domanda

Come detto, chi ha già incassato il precedente contributo a fondo perduto, non deve fare assolutamente niente. Il nuovo indennizzo viene riconosciuto automaticamente, con versamento da parte dell’Agenzia delle entrate direttamente sul conto corrente.

Le operazioni inizieranno nei prossimi giorni, e il Governo ha dichiarato che tutte queste imprese riceveranno il dovuto entro metà novembre.

Chi invece non ha chiesto il contributo previsto dal decreto Rilancio, pur avendone diritto, oppure non era compreso nella platea mentre ora ha diritto all’indennizzo del decreto Ristoro (quest’ultimo è per esempio il caso di chi ha fatturato più di 5 milioni di euro nel 2019), deve presentare la domanda.

La procedura è la stessa già prevista per il decreto Rilancio. Si presenta domanda all’Agenzia delle entrate.

Scorrendo le tabelle con l’elenco delle attività produttive che hanno diritto agli aiuti previsti dal decreto “ristori” si capisce anche perché nelle ultime ore tassisti e Ncc:  sono infatti l’unica categoria produttiva per la quale viene erogata la stessa cifra della volta precedente, l’unica casella con su scritto “100%” a fronte delle gelaterie che ottengono il 150%, dei ristoratori che arrivano al 200% e soprattutto delle discoteche e night club che arrivano al 400%.

I settori produttivi sono identificati con i codici Ateco, sistema criticato dalle associazioni di categorie perché in diversi casi dà luogo a discriminazioni tra situazioni molto simili: tra gli esclusi dai contributi erogati dal governo, per un ammontare complessivo di 5,4 milardi, il comparto della distribuzione automatica (danneggiate dallo svuotamento degli uffici tornati in smart working), le lavanderie industriali (parte, mai considerata tale, della filiera del turismo), gli agenti di commercio, le imprese della ristorazione collettiva.

Ristori al 100%

Le due categorie che devono “accontentarsi” di ricevere lo stesso contributo dell’ultimo decreto sono solo due: trasporto con taxi e trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente. 

Ristori al 150% 

Molto variegato il gruppo che include i ristori al 150% e che va dalle gelaterie e pasticcerie, comprese quelle ambulanti, a tutto il settore dell’ospitalità, alberghi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, campeggi, affittacamere, agriturismo. Stessa quota per i bar senza cucina, mentre la ristorazione con somministrazione è al 200%. Stessa differenza anche per pasticcerie e gelaterie ambulanti rispetto alla ristorazione ambulante: rimborsi al 150% le prime e al 200% per le seconde, nonostante la forte affinità tra le due attività.

Ristori al 200%

Tutta la ristorazione ha ottenuto di raddoppiare i rimborsi rispetto alla quota precedente.  Non solo ristoranti, ma anche le attività di ristorazione connesse alle aziende agricole, il catering per banchetti ed eventi. Inoltre in questa tipologia di ristoro rientrano gli operatori dello sport e dello spettacolo, palestre, club sportivi, piscine, stadi, cinema, sale da concerto, attività di supporto alle attività artistiche, l’elenco è molto dettagliato e cerca anche di includere “l’indotto”. 

Ristori al 400%

C’è un’unica categoria: quella delle discoteche, sale da ballo, night club e simili. Evidentemente il governo ritiene che sia questa la categoria che ha ricevuto i danni maggiori.

Fonte: Trevisotoday

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