SI’ DELL’ UE ALL’ ETICHETTA DI ORIGINE PER LA CARNE DEI PIATTI PRONTI

L’Europarlamento riunito a Strasburgo ha approvato con 460 voti favorevoli la richiesta di indicare obbligatoriamente in etichetta l’origine della carne contenuta nei piatti pronti o surgelati. Finalmente potremo sapere da dove proviene la carne impiegata nei ripieni delle lasagne, dei tortellini, o quella utilizzata per gli hamburger o le crocchette di pollo.

Il Parlamento europeo risponde così all’operazione “trasparenza” richiesta dal 90% dei consumatori dei paesi comunitari, a seguito della truffa delle lasagne a base di carne di cavallo. E così, dopo l’etichetta d’origine obbligatoria per la carne fresca o congelata di manzo estesa dal regolamento 1069/2011 a partire da aprile 2015 anche a polli, maiali, pecore e capre, ora gli eurodeputati chiedono alla Commissione europea di attuare lo stesso sistema anche per la carne adoperata come ingrediente nei prodotti trasformati. Un obbligo sul quale anche il nostro ministero per le Politiche Agricole insiste da tempo: “I consumatori europei avevano chiesto quasi all’unanimità più trasparenza sulla provenienza delle carni nei prodotti trasformati – ha ribadito il capo del Mipaaf Maurizio Martina – e la decisione di oggi del Parlamento Ue va in questa direzione. Servirà a mettere fuorigioco chi ha messo a rischio la credibilità di alcuni prodotti e di un intero settore produttivo, come successo con la carne di cavallo. Ora è importante che anche la Commissione faccia la sua parte. L’Italia continuerà a spingere per etichette che mettano in evidenza l’origine e diano il massimo delle informazioni a chi acquista”.

Ma l’impatto economico di questa misura sulle aziende potrebbe essere notevole. La partita perciò si giocherà adesso fra l’industria, che ne fa una questione di costi, e i consumatori, che vogliono sapere la provenienza di cosa trovano nel piatto. Secondo uno studio dell’organizzazione di consumatori francese ‘Que choisir’ la nuova etichetta comporterebbe costi limitati, mentre un’altra ricerca della Commissione europea valuta un aumento per gli operatori fra il 15%-20% fino al 50%, con prevedibili conseguenze in termini di rincaro del prezzo finale per i consumatori.

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