SORPRESA: LE SIGARETTE AUMENTATE DI 20 CENTESIMI A PACCHETTO

Il mese dedicato alla lotta al fumo – il 31 maggio è in programma il World No Tobacco Day – s’è aperto con una spiacevole sorpresa per i fumatori. Il costo di molte marche di sigarette è infatti aumentato da qualche giorno di venti centesimi. Il rincaro ha interessato diversi marchi. Si tratta di una conseguenza dell’aumento delle accise sui tabacchi entrato in vigore a gennaio e rappresenta un ulteriore giro di vite contro i fumatori, dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo antifumo che impone una stretta sui divieti e l’introduzione di immagini eloquenti circa le conseguenze indotte dal fumo sulla salute.
Tredici anni dopo l’entrata in vigore della Legge Sirchia, che proibì per la prima volta il fumo nei locali pubblici, si preannunciano dunque mesi di «sofferenza» per gli amanti delle «bionde».

L’AUMENTO DEI PREZZI L’ARMA PIÙ EFFICACE NELLA LOTTA AL FUMO

Il provvedimento, atteso, è stato segnalato nelle ultime ore da diversi lettori. Segno che probabilmente nulla più dell’aumento del prezzo di sigarette fa presa su di loro, anche se ciò non si traduce sempre in una presa di distanza dal vizio. Nulla di cui stupirsi, visto che l’indicazione che questa sia la strategia più efficace per dissuadere i fumatori era già emersa dall’ultima relazione sull’epidemia mondiale di tabacco vergata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nell’ultimo decennio il numero di fumatori nel mondo è lentamente diminuito. Ma la flessione avrebbe potuto essere più rapida, se tutti gli stati avessero agito aumentando le tasse sui prodotti a base di tabacco. L’approccio a una dipendenza deve essere sistemico, ma in questa epoca di estrema attenzione alla propria salute sono sempre meno i consumatori disposti a svenarsi per qualcosa di dannoso e privo di benefici per la salute. Su questo punto sono ormai concordi gli esperti, convinti che gli interventi di tipo esclusivamente informativo – opuscoli, tutor, immagini – siano quasi sempre inefficaci.

I CINQUANTENNI SONO I PIÙ ACCANITI

Mentre l’Associazione Italiana di Oncologia Medica da qualche mese ha lanciato la provocatoria proposta di destinare un centesimo per ogni sigaretta venduta alla costituzione di un fondo speciale destinato all’acquisto dei farmaci oncologici, in Italia il numero dei fumatori è in calo progressivo dal 2010. Stando agli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, la «comunità» racchiude 10,9 milioni di persone. Ovvero: quasi il ventuno per cento della popolazione, con una prevalenza maggiore tra gli uomini. Cifre che sono state confermate dal rapporto Osservasalute2015, secondo cui «anche il numero medio di sigarette fumate al giorno diminuisce in un trend continuo dal 2001: da una media di 14,7 sigarette a 12,1 del 2014».

LE REGIONI DOVE SI FUMA DI PIU’

Su scala regionale, si fuma di più in Campania (22,1 per cento della popolazione) e Umbria (21,2), mentre in coda alla classifica si trovano la Provincia autonoma di Treno (16,3) e la Calabria (16,2). Il vizio è duro a morire tra i giovani adulti (20-34 anni), anche se i più accaniti fumatori risultano gli over 50 che arrivano a fumare, rispettivamente, 15 (uomini) e 12,3 (donne) sigarette al giorno.

Fabio di todaro
Fonte: lastampa.it

Una risposta

  1. Premetto che sono fumatrice, ho provato a smette ma non sono mai riuscita pur frequentando centri appositi o acquistando prodotti alternativi come le sigarette elettroniche. Purtroppo il fumo è una droga che con l’andar degli anni,è stato provato scientificamente, modifica anche alcuni neuroni. Da questo deriva la difficoltà a smettere scientemente. Non è una giustificazione ma vorrei dire che, non c’è solo il fumo di sigaretta che provoca gravi danni alla salute ma anche l’abuso di alcool ( non solo sulla propria salute ma anche su quella degli altri se si è alla guida o se si perde il controllo delle proprie azioni) e l’abuso di cibo che, anche se non lede le altre persone fisicamente, le lede sul piano economico in quanto le malattie derivanti dall’abuso di cibo si riflettono poi sul SSN e quindi sulle nostre tasse. Perchè non aumentare quindi anche il prezzo degli alcolici e sul cibo altamente calorico non necessario alla sopravvivenza( merendine, biscotti, dolciumi ecc )? Perchè demonizzare sempre e solo alcuni cittadini e non altri ? Forse ci sono dietro interessi troppo alti delle industrie?

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