SORPRESA TELEPASS: DA GENNAIO RADDOPPIA IL CANONE PREMIUM

Telepass raddoppia il suo canone. E cerca di farlo nel modo più morbido: offrendo in cambio l’estensione del servizio di soccorso su tutta la rete stradale, non solo sulle autostrade. Nei giorni scorsi gli otto milioni e duecentomila abbonati hanno ricevuto la proposta di modifica unilaterale da parte dell’azienda.

L’opzione Premium passerà, il 1° gennaio 2016, dagli attuali 78 centesimi a 1,50 euro al mese per chi ha un contratto Family, Twin o Telepass con Viacard. I clienti hanno 60 giorni di tempo per recedere dal contratto dalla ricezione della lettera, altrimenti le modifiche verranno considerate approvate.

Un aumento netto, tanto da far valutare a Telepass un modo per evitare la perdita di vecchi abbonati: «Abbiamo deciso di far confluire l’opzione Premium in quella Extra – spiegano dall’azienda – e per premiare la fedeltà dei nostri clienti, per un anno pagheranno la stessa cifra. Alla fine del 2016 valuteranno se passare a Extra secondo il nuovo canone o “scendere” al canone del Telepass classico».

L’operazione, però, ha già creato i primi mal di pancia. Il problema è: può una società come Telepass, controllata per il 96,5% da Autostrade per l’Italia e unica azienda a offrire un telepedaggio sulle strade della sua capofila, dettare unilateralmente i suoi canoni? E il servizio offerto di estensione del soccorso è davvero così utile da giustificare un raddoppio della cifra considerando che ormai qualunque polizza assicurativa prevede un servizio di quel genere?

ANTITRUST E MONOPOLIO

È probabile che nei prossimi giorni la questione finisca sul tavolo dell’Antitrust. Non è la prima volta che il garante si occupa di Telepass, anche se pubblicamente non ha mai preso posizione sulla questione monopolio. Nel 2011 un carteggio interno agli uffici aveva valutato l’eventuale abuso di posizione dominante, decidendo alla fine di non avviare alcuna pratica. Basandosi su dati di bilancio del 2009, l’Antitrust aveva stabilito che: 1) Il canone non è tale da risultare particolarmente gravoso (tra i 14 e i 35 euro circa all’anno); 2) All’epoca una regolamentazione dei pedaggi non avrebbe comportato un’apprezzabile possibilità di migliorare le autostrade; 3) Per intervenire si sarebbe dovuto prima distinguere tra il mercato dei pedaggi pagati cash e quello di Telepass, valutando poi se la società abusava della sua posizione di predominio in quel particolare mercato. Per il Garante, il telepass non è un nuovo strumento di pagamento (poggia sempre su una carta di credito), quanto piuttosto un servizio aggiuntivo che l’azienda offre a pagamento per evitare le code (quattro secondi al casello contro una media di trenta): se lo vuoi, paghi. Altrimenti no. Nessuno te lo impone.

Fonte: La Stampa

2 risposte

  1. Se tutti retrocedessero dal contratto, telepass sarebbe costretta a rivedere le proprie decisioni, basterebbe un minimo di coscienza sociale per far valere i propri diritti

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