UN MILIONE IN PIAZZA PER IL CLIMA, MANIFESTAZIONI A ROMA E IN 150 PAESI

Domenica, mentre a Parigi i delegati Onu apriranno i lavori della conferenza sul clima, nelle vie di 150 Paesi si svolgeranno 2.300 manifestazioni. per chiedere di fermare le emissioni serra che stanno minando l’equilibrio dell’atmosfera. Solo a Parigi non si marcerà, per motivi di sicurezza. E proprio in questa contraddizione sta la chiave di lettura dei cortei che domenica porteranno in piazza a Roma come a Sidney, a San Paolo come a Nuova Delhi, a Melbourne come a Tokyo più di un milione di persone per chiedere di fermare sia la guerra contro l’ambiente che il terrorismo contro la democrazia.

“I signori della guerra e i signori del petrolio coincidono: abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili vuol dire mettere in sicurezza l’umanità dal punto di vista ambientale e togliere una formidabile arma al terrorismo: il Daesh, il sedicente stato islamico, rinnova il suo arsenale bellico con i soldi che vengono dalla vendita del petrolio; sarebbe interessante capire chi lo compra”, osserva Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. Dello stesso parere anche il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio. “La conferenza sul clima è anche una conferenza sulla pace per due ordini di ragioni: fermare il riscaldamento globale significa diminuire i rischi di conflitto per le risorse; e nello stesso tempo sostituire le fonti fossili con l’energia pulita e l’efficienza vuol dire ridurre il rischio di nuove guerre per il petrolio”.

Ma non sono solo gli ambientalisti a sostenere la tesi di un legame molto stretto tra sicurezza e fuoriuscita dai combustibili fossili. Il Time ricorda che nel 2014 un rapporto del Dipartimento della sicurezza degli Stati Uniti indicava nel cambiamento climatico una delle ragioni dell’instabilità politica che sta moltiplicando le tensioni sociali e il numero dei profughi. E l’affermazione è stata rilanciata il mese scorso dal segretario di Stato John Kerry che ha evidenziato il legame tra la crisi siriana e la lunga carestia che ha colpito il paese gonfiando di ex contadini immiseriti le periferie urbane.

In Italia, la Coalizione per il cima, alla quale aderiscono 150 organizzazioni (dagli ambientaliste alla Coldiretti, dai sindacati a Slow Food, dai Medici per l’ambiente all’Arci, dagli studenti ai sindacati), ha indetto varie manifestazioni. A Roma l’appuntamento è per le 14 a Campo de Fiori per un corteo che si concluderà in via dei Fori imperiali con un concerto che inizierà alle 17. Sul palco si alterneranno Bandabardò, Dolcenera, Meganoidi, Têtes de Bois, Kutzo, Sandro Joyeaux, presenteranno Massimo Cirri e Sara Zambotti.

Nel mondo sarà la Nuova Zelanda a far partire le manifestazioni: Auckland scenderà in strada con una partecipazione di massa alla Haka, la danza dei maori. Nelle Filippine manifestazioni nelle sei maggiori città con un’ampia partecipazione delle comunità che hanno sofferto l’impatto devastante dei cicloni degli ultimi anni. A San Paolo truppe carnevalesche invaderanno le strade a suon di samba. In Yemen, nonostante la guerra in corso, ci sarà una manifestazione a Sanaa. In Tanzania, più di mille masai marceranno per un accordo globale che garantisca energie rinnovabili in Ngorongoro, al confine con il parco di Serengeti, dove hanno dovuto affrontare siccità estreme.
A Berlino i manifestanti si riuniranno al Branderburg Gate, mentre leader indigeni a Bogotá, in Colombia, celebreranno una cerimonia per la madre terra. In Messico oltre 5 mila ciclisti percorreranno una trentina di chilometri attraversando la capitale per chiedere un accordo globale che porti al 100% energia pulita. A Parigi dove si aspettava la marcia più grande con oltre 200 mila partecipanti, ci sarà una marcia simbolica con decine di migliaia di scarpe sparse su quello che sarebbe dovuto essere il percorso. Le scarpe dei cittadini francesi non saranno sole ma bensì accompagnate da una marcia virtuale che sta prendendo piede nei quattro angoli del pianeta.
Anche il popolo della rete si sta mobilitando: da ieri la prima pagina di Youtube è interamente dedicata al cambiamento climatico con un video e un appello a firmare la campagna di Avaaz per il 100% energie pulite.

“Saranno piazze piene di musica e di speranza: il cambiamento deve iniziare subito: chiediamo azioni entro il 2020 a tutti, ai governi nazionali e locali, alle associazioni e ai singolo”, propone Maria Grazia Midulla del Wwf. E le prime risposte dagli enti locali cominciano già ad arrivare. “Taglio delle emissioni di gas serra del 40%; 100 mila euro solo nel Lazio per l’acquisto di bici pieghevoli per i pendolari; un milione di euro per far avanzare il patto dei sindaci; Pil verde; territori a emissione zero; tetto del 50% agli spostamenti privati su mezzi a motore; sconti ai Comuni che realizzano la raccolta differenziata dei rifiuti”, propone Riccardo Valentini, membro dell’Ipcc, la tasf force degli scienziati Onu sul clima e capogruppo Pd alla Regione Lazio. “Sono le sette proposte che, sulla scia degli obiettivi che i 195 paesi presenti al summit sul clima di Parigi tenteranno di stabilire, lanciamo a partire dal Lazio”.

Fonte: La Repubblica

Una risposta

  1. Si, bene, un milione di individui mobilitati in tutto il mondo per un obiettivo comune sono una gran cosa, ma dov’erano ieri gli altri 7 miliardi?
    Avrebbe dovuto esserci non meno di un miliardo di persone a manifestare, vista l’importanza della posta in gioco. Invece tutti hanno preferito andarsene a spasso, magari ai centri commerciali, o rimanere belli comodi in divano!
    Evidentemente tutto quello che succede praticamente ogni giorno da qualche parte a causa dei cambiamenti climatici non è ancora abbastanza, forse c’è bisogno che tutti siano in qualche modo coinvolti dalle tragedie?
    Spero proprio di no, ma se il segnale ai signori della guerra e del petrolio non arriva più forte di quanto si sia levato fino ad ora e soprattutto immediatamente, non credo che ci sarà tanto da discutere e manifestare in futuro, molti esperti affermano che il punto di non ritorno potrebbe essere già stato superato, ma anche nelle ipotesi più ottimistiche non è che sia molto lontano.
    E quindi? Od ognuno comincia a fare seriamente la propria parte senza delegare ad altri le azioni necessarie e comincia a far sentire il proprio urlo ai potenti del mondo, oppure sarà inutile star qui a fare studi e dibattiti su di quanti gradi sarà aumentata la temperatura nel 2050 e nel 2100, poiché il rischio è che queste date non saranno stampate in nessun calendario.
    E l’importanza delle mobilitazioni popolari si vedono, quando la gente fa qualcosa di concreto; un paio di esempi? Dopo che la normativa ha imposto che sulle etichette al posto della dicitura “olio e grasso vegetale” venga indicato se si tratta di olio di palma, palmisto, cocco, ecc., un po’ di gente ha cominciato a lasciare sugli scaffali i prodotti contenenti porcherie per la propria salute e per l’ambiente e così l’industria un po’ alla volta sta proponendo alimenti in cui ad esempio l’olio di palma viene sostituito da quello di girasole, burro, ecc.; inoltre, l’altro giorno ho letto che sempre più aziende, sarà per questione di coscienza, di riduzione dei costi correlati o solo per dare una migliore immagine, stanno cambiendo strategie attraverso l’adozione di strumenti per la valutazione della sostenibilità in azienda (bilancio sociale, codice etico, rapporto di sostenibilità).
    La popolazione ha nelle proprie mani e nel proprio portafogli la possibilità di fare in modo che queste azioni ancora isolate diventino la regola, semplicemente emarginando chi non cambia rotta; bisogna che però tutti siano più coscienti di cosa stiamo rischiando e la smettano di girarsi dall’altra parte, salvo poi versare lacrime di coccodrillo alla prima tragedia, purtroppo annunciata.
    Per finire, ribadisco ancora una volta che le Associazioni dei consumatori dovrebbero impegnarsi di più su questo fronte, anche e forse soprattutto coalizzandosi tra loro e guidando chi non sa ancora dei rischi ed in particolare gli “assopiti”..

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