Venezia a pagamento, contrario anche il ministro Garavaglia. Adico: “lo diciamo da sempre, è un provvedimento farsa”

(Auto)presentato inizialmente come il colpo di genio di una giunta illuminata, idea strabiliante

da esportare in tutta Europa (dimenticando il diritto di libera circolazione dei cittadini sul territorio Ue) il portale di prenotazione per la città storica con futuro ticket d’ ingresso, inizia già a mostrare le sue crepe e, soprattutto, a ricevere quelle naturali critiche che le erano state risparmiate finora anche da un mondo politico appiattito sempre più sulla filosofia “brugnariana”. Prenotazioni e ticket cominciano a trovare la contrarietá di molte categorie oltre che – cosa ancora più emblematica – del ministro del Turismo Massimo Garavaglia, quota Lega, che non ha esitato a definire il progetto una fuga in avanti (tradotto ..la giunta veneziana ha fatto il passo più lungo della gamba). “Noi siamo da sempre contrari alla trasformazione di Venezia in un museo a pagamento – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’ Adico – solo l’idea ci inorridisce perché rende Venezia un’ isola snob che vuole tenere fuori da calli e campielli i pendolari considerato poveri straccioni. Vantarsi di essere i primi al mondo ad adottare una simile misura è assurdo a nostro giudizio bisognerebbe vergognarsene e siamo felici che altri se ne stiano rendendo conto”. Al di là di tutto, Adico, tramite un socio che vive all estero, ha già potuto confermare tutte le difficoltà legate al portale (in questo caso per la prenotazione del Redentore) ma bisogna aggiungere che fra deroghe, permessi, varchi impossibili da controllare, il provvedimento si profila già come una grandissima farsa. Intanto però un risultato è stato raggiunto. “All estero si chiedono cosa stia succedendo a Venezia in questo caos di regole tutte ancora da stabilire – conclude Garofolini -. Come dicono i tour operatori, allo stato attuale un risultato lo si sta ottenendo: fare cambiare meta a quei turisti di lusso che invece “vorremmo” giungessero in massa a portarci soldi e ricchezza. Sono convinto che ticket e prenotazione saranno idee presto accantonate e relegate al mondo delle boutade di chi non sa come regolare i flussi turistici in una città che non merita di diventare Disneyland”

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