Verde-flash per i pedoni, la protesta di Adico contro alcuni semafori mestrini. “Un problema soprattutto per gli anziani, è necessario sostituirli con impianti conta-secondi”

MESTRE. Se sei veloce, arrivi a metà strada. Se sei lento, a causa, magari, dell’età, non fai neppure in tempo a lasciare il marciapiede. Misteri della viabilità che evidentemente segue regole non così prossime alla ragione. Ma cambiare si può e, in questo caso, è necessario. Il problema, per intenderci, riguarda alcuni attraversamenti pedonali mestrini e, più in generale, alcuni impianti semaforici piazzati negli incroci nevralgici della città. In primis, le “zebre” di viale Vespucci, agli incroci con via Bissuola, via Ca’ Rossa e viale Garibaldi. Lì si trovano i semafori con il verde-flash per i pedoni che si potrebbe anche chiamare verde-ansia perché dura quattro/cinque secondi per poi lasciare il posto a un arancione leggermente più lungo. “Chi attraversa, se non conosce l’impianto, resta spiazzato – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Dopo i primi passi sulle strisce pedonali, scatta l’arancione. In un incrocio così grande c’è chi prende paura, affretta il passo, si ferma nella pensilina al centro della strada o torna addirittura indietro. Senza contare che nelle vie secondarie, in questi casi via Bissuola, viale Garibaldi o via Ca’ Rossa, le auto hanno il verde e molte volte girano senza rispettare il pedone. Lo chiediamo da tempo e non capiamo quali siano gli ostacoli: mettiamo semafori con i conta secondi sia per i pedoni che per gli automobilisti. Non crediamo che sia una operazione così costosa”. La questione può sembrare di poco conto, se si sottovaluta il rischio di incidente. E invece si inserisce in quel contesto di città a misura di anziano e di cittadino vulnerabile (per esempio, il disabile) che non sembra per molte amministrazioni una priorità. “Ci auguriamo che i fondi del Pnrr riservati alla rigenerazione urbana servano anche per realizzare città più sostenibili e vivibili, non macchino-centriche, e attente a ciclisti e pedoni – prosegue Garofolini -. Siamo una città con più di 70 mila anziani, molti dei quali vivono in terraferma. Ci sono molte persone disabili e non autosufficienti e il Comune deve porre attenzione a queste fragilità. I semafori di viale Vespucci, ma non solo quelli, rappresentano l’esatto opposto di ciò che serve per costruire spazi a misura di persone fragili”. Da qui l’appello all’amministrazione comunale affinché si rivedano questi impianti semaforici tutt’altro che intelligenti.

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