VIA LIBERA FINALE AL DDL ECOREATI. CHI INQUINA PAGA

Gli ecoreati sono legge. A stragrande maggioranza (170 sì, 20 no e 21 astenuti) il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce i reati ambientali nel Codice penale. Un provvedimento importantissimo, atteso da 21 anni, e questo spiega anche il lungo applauso dell’aula di Palazzo Madama che ha sottolineato la sua approvazione, il quarto passaggio dopo le correzioni che la Camera aveva apportato alle modifiche del Senato. Un lungo ping pong durato quasi due anni, a conferma delle forti resistenze. Ma ieri è andata tutto bene, tra nuovi emendamenti ritirati o bocciati (presentati da Fi, M5S e Gal), senza richiesta di voto segreto alla quale il governo era già pronto a rispondere con la fiducia. Così il premier Renzi può twittare soddisfatto: «Provvedimenti attesi da decenni diventano leggi. Oggi sui reati ambientali. È proprio #lavolta buona».

Non è da meno il presidente del Senato, Pietro Grasso: «Dopo anni di attese e ritardi il ddl #Ecoreati è finalmente legge». E soddisfazione è espressa dai due ministri che hanno seguito la vicenda. «Abbiamo rispettato l’impegno preso con il Paese – afferma il responsabile dell’Ambiente, Gian Luca Galletti –. Un governo e un Parlamento che rispettano la parola data sono un valore aggiunto per il bene del Paese. Il provvedimento va nell’interesse dei cittadini e delle aziende sane che soffrono della concorrenza sleale di quelle che non rispettano l’ambiente». «Giornata storica. Il governo mantiene l’impegno», è l’analoga riflessione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, che quando era all’Ambiente se ne era già a lungo occupato: «Non c’è alcuna ostilità verso le imprese, ma strumenti più forti per combattere chi ha devastato l’ambiente per forme di concorrenza basate sul dumping».

E di «una bella giornata per chi ama l’Italia, l’ambiente e il futuro – parla il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, firmatario di una delle tre proposte che ora sono legge –: possiamo finalmente brindare al varo della legge. Un provvedimento a lungo atteso che cambia in meglio l’Italia e ricorderemo nei prossimi anni».

Fuori da Palazzo Madama brindano Legambiente e Libera che con altre 23 associazioni hanno promosso l’appello ‘In nome del popolo inquinato’: «Per noi oggi è una giornata storica: eco-giustizia è fatta. Da ora in poi gli ecomafiosi e gli ecocriminali non la faranno più franca: grazie ad una norma come questa sarà possibile colpire con grande efficacia chi fino ad oggi ha inquinato l’ambiente in cui viviamo contando sull’impunità». E danno l’appuntamento il 30 giugno a Roma per una grande festa. La legge introduce i nuovi reati di inquinamento ambientale (da 2 a 6 anni di carcere, con aggravanti fino a 10 in caso di lesioni e morte), disastro ambientale (da 5 a 15 anni), traffico e l’abbandono di materiale radioattivo (da 2 a 6 anni), omessa bonifica (da 1 a 4 anni) e impedimento al controllo (da 6 mesi a 3 anni). Sono previste aggravanti in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. E la riduzione da un terzo alla metà delle pene per chi si adopera per il ripristino dello stato dei luoghi e di un terzo per chi collabora con l’autorità giudiziaria. Nel caso di condanna è sempre ordinata la confisca delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato. Prescrizione raddoppiata per tutti i reati.

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