Boom di antenne nella terraferma veneziana, la proposta di Adico: “i cittadini si dotino di strumenti di misurazione autonoma dell’elettrosmog”

MESTRE. Sono nati come funghi ma ora – con il definitivo avvento della tecnologia 5G – il loro numero è destinato a impennarsi e lo si è visto già negli ultimi tempi. Stiamo parlando naturalmente dei ripetitori telefonici ormai collocati in ogni zona della terraferma veneziana, in particolare, proprio per ciò che concerne il 5G, nel territorio che comprende Favaro e Tessera. Dunque, considerando le legittime preoccupazione di molti cittadini e di fronte a studi che non sono ancora in grado di definire il reale impatto dell’elettrosmog sulla salute delle persone, Adico lancia un appello ai residenti delle zone considerate più a rischio affinché “si organizzino per acquistare e utilizzare strumenti atti a misurare in modo per così dire “indipendente” i livelli di inquinamento derivante dai ripetitori telefonici”, come sottolinea Carlo Garofolini, presidente dell’associazione dei consumatori. “Lo diciamo e lo ripetiamo, noi non siamo contro la tecnologia – commenta Garofolini -. Eppure, quando interveniamo su questo argomento c’è chi ci critica ribadendo sempre lo stesso concetto: alla fin fine tutti voglio che il telefonino riceva in ogni angolo della città e possibilmente con cinque tacche. Tutto vero, anche se pure senza 5 G si può raggiungere lo scopo. Il problema, però, è che ormai abbiamo centinaia di antenne, collocate anche vicinissime alle case. Visto che non ci sono ancora studi capaci di affermare in modo chiaro che l’elettrosmog, nei limiti fissati per legge, non abbia effetti sulla salute, è giusto che il cittadino si tuteli come può” (in questo link https://www.inquinamento-italia.com/strumenti-misurare-campi-radiofrequenza/ sono elencati alcuni strumenti utilizzabili per la misurazione autonoma dei campi elettromagnetici).

La cosa migliore sarebbe che, per esempio, gli inquilini di uno stesso condominio esposto a un ripetitore, si organizzino per l’acquisto di uno strumento preciso in grado di definire in modo chiaro i livelli di elettrosmog. Potrebbe essere un po’ costoso ma unendo le forze la spesa si rivelerebbe accettabile. “In Italia sono stati fissati limiti di emissione molto bassi rispetto ad altri Paesi europei, come la Germania – sottolinea il presidente dell’associazione -. Ciò però non tranquillizza affatto come dimostrano le pratiche che abbiamo avviato proprio a tutela di alcuni cittadini che ci hanno chiesto una mano, da Marcon a Marghera. Purtroppo le normative, anche quelle attuali, non aiutano affatto, anzi, favoriscono la proliferazione dei ripetitori, soprattutto quelli legati alla nuova tecnologia 5G. E anche le battaglie dei tanti comitati nati proprio per combattere l’elettrosmog non hanno portato a casa i risultati sperati. L’unica cosa che si può fare allo stato attuale è valutare l’incidenza dei campi elettromagnetici che ci circondano per verificare se siano sempre entro i limiti e per segnalare eventuali anomalie. Tutto ciò, in attesa di norme più stringenti, come già richiesto da Adico, che stabiliscano in modo univoco distanze minime fra antenne e case o scuole, e che rendano i cittadini partecipi prima dell’installazione di un ripetitore, anche per informarli e semmai tranquillizzarli circa i rischi per la salute propria e della propria famiglia”.

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