Il boomerang del bonus Irpef: 1 milione di lavoratori rischia di restituirlo

Quando Paola ha letto al rigo “Credito dl 66/2014” del suo cedolino di maggio la cifra di 80 euro ha tremato. Ha capito subito che si trattava del bonus Renzi, visto il grande rilievo dato alla notizia da stampa, radio, tv e siti. Ma la momentanea soddisfazione per qualche soldo extra in busta paga si è subito tramutata in nube nera. “E se poi mi chiedono di restituirli?”. Paola, nome di fantasia, lavora per un’importante società di consulenza e ha un contratto a tempo indeterminato. “Mi sono detta: com’è possibile, guadagno poco più di 24 mila euro lordi annui, sono fuori target. Ci deve essere un errore”, racconta. “Ma se non dico niente, a dicembre vorranno indietro 640 euro e io non mi posso permettere, con mutui e figli, Tasi e tasse varie, di ridarli tutti insieme”. Così ha chiamato l’ufficio del personale e ha chiesto spiegazioni. Scoprendo che a maggio il suo “reddito presunto annuo”, l’elemento chiave usato dalle aziende per assegnare o meno il bonus, era ancora nella fascia giusta. Entro i 24 mila euro. “E comunque sta a lei comunicarci se il bonus le spetta o meno”, è stata la risposta secca. Vero? Solo in parte. Paola non è la sola ad aver trovato a sorpresa il bonus non dovuto nello stipendio. Come lei, molti lavoratori precari: cocopro, tempi determinati, part-time. Ma in questi casi, come chiarisce la circolare dell’Agenzia delle entrate datata 28 aprile 2014, è compito del dipendente indicare l’esistenza o meno di più contratti e quindi di altre fonti di reddito. Cumulando più entrate da datori diversi, l’asticella può facilmente superare il limite massimo oltre il quale il bonus non spetta. E comunque dopo qualche mese l’accredito cessa, se non dovuto, e le somme incassate decurtate in sede di conguaglio a dicembre. Ma un lavoratore a tempo indeterminato in teoria non dovrebbe avere questi problemi. L’azienda conosce tutti gli elementi, a partire dal “reddito presunto annuo”. Anche Fabio, dipendente di una società di tlc, a maggio ha trovato 9,84 euro nel cedolino. Lì per lì non ci ha fatto caso. Poi la segnalazione di un altro collega ha fatto scattare l’allarme. Sì, quello era proprio il bonus Renzi. Ma non dovevano essere 80 euro? Non per tutti. La legge dice che il bonus da 640 euro per il 2014 spetta ai lavoratori dipendenti e assimilati (dunque anche cocopro) che guadagnano tra 8.145 e 24 mila euro lordi annui (senza altre entrate da fitti o da investimenti, ad esempio). Coloro che ricadono invece nella fascia tra 24 e 26 mila euro ricevono sì il bonus, ma ridotto in modo assai repentino fino ad azzerarsi, secondo una formula precisa, stabilita dalla legge. In pratica, per ogni cento euro di stipendio sopra i 24 mila euro il bonus mensile cala di 4 euro. Chi guadagna 25 mila euro l’anno, ad esempio, riceverà 320 euro in otto mesi: 40 al mese, la metà del bonus pieno. Ecco spiegati i 9 euro e 84 centesimi. Il reddito di Fabio è vicino ai 26 mila euro, la fascia “pericolosa” in cui ricadono tra un milione e un milione e trecentomila lavoratori dipendenti, a questo punto a rischio restituzione. Basta una promozione, uno scatto, qualche ora di straordinario, per andare fuori fascia. E fuori dal bonus. Con il giusto obbligo di restituire le somme non dovute. “Ma non era meglio basarsi sul reddito certo del 2013?”, si chiedono i lavoratori. Non la pensa così il decreto 66/2014.

di Valentina Conte
fonte: repubblica.it

Una risposta

  1. Non era piu’ giusto pensare ai disoccupati che non per loro colpa hanno perso il lavoro, magari con una famiglia sulle spalle? io ormai disoccupato da circa due anni sono quasi ridotto a fare il barbone a sessant’anni cittadino italiano con piu’ di 30 anni di contributi versati e sempre e tutt’ora tasse pagate, per me non c’e’ niente, per i profughi 35 euro al giorno!

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