IL CONSIGLIO DI STATO “BOCCIA” IL CANONE IN BOLLETTA. GAROFOLINI: “DECRETO POCO CHIARO, LO DICIAMO DA SEMPRE”

“Lo avevamo ripetuto più volte, trovandoci spesso anche noi in difficoltà di fronte alle domande dei cittadini. Il decreto sul canone Rai, con il quale si inserisce il pagamento della “tassa” nelle bollette dell’utenza elettrica, contiene troppi punti da chiarire, partendo da uno fondamentale: non si capisce quali strumenti vengano compresi nella definizione di apparecchio tv”. Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, commenta così la decisione del Consiglio di Stato che di fatto ha bocciato il provvedimento del governo Renzi.

In un suo atto, il Consiglio di Stato lamenta che il decreto – scritto dal ministero dello Sviluppo Economico – non offre una “definizione di apparecchio tv”. E neanche precisa che il canone si versa una volta sola, anche se abbiamo più televisori in casa. Il Consiglio di Stato osserva anche che la riscossione del nuovo canone pone un problema di privacy, vista l’elevata mole di dati che si scambieranno gli “enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private)”. Eppure il decreto ministeriale non prevede neanche uno straccio di “disposizione regolamentare” che assicuri il rispetto delle normativa sulla riservatezza.

Sempre il Consiglio di Stato stigmatizza la scarsa chiarezza del decreto ministeriale che pure tratta una materia molto sentita dagli italiani. Oscuro, ad esempio, è il passaggio che definisce le categorie di utenti tenute al pagamento dell’imposta per Viale Mazzini. E poi c’è il capitolo della dichiarazione che bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore. Gli adempimenti in capo a chi non deve versare la gabella tv sono tali da imporre allo Stato una campagna d’informazione capillare, che il decreto però si guarda bene dal chiedere.

Infine il Consiglio di Stato punta l’indice sul fatto che il ministero dell’Economia non ha dato un formale via libera (attraverso il meccanismo del “concerto”) al decreto scritto dal ministero dello Sviluppo Economico. Il ministero dell’Economia si è limitato ad una presa d’atto dell’esistenza di questo atto. In assenza del “concerto”, però, si rischia di inficiare la “correttezza formale” dell’iter amministrativo.

“In questi mesi – continua Garofolini – siamo stati subissati di domande sul canone tv. E, pur avendo approfondito la materia con tutti i mezzi possibili, ci siamo trovati spesso in difficoltà di fronte ai particolari quesiti posti dagli utenti. Per lungo tempo s’è creata una grande confusione attorno al tipo di apparecchio per il quale si prevede il pagamento del canone. Sembrava che fosse sufficiente avere un computer per essere sottoposti al canone. Poi ci sono stati mille aggiustamenti e alla fine si è creata solo grande confusione. In più le casistiche che si creano sono tantissime, bisogna essere in grado di valutarle tutte prima di emettere il decreto. Sia chiaro, noi non critichiamo la volontà di combattere l’evasione e non diciamo che il canone in bolletta sia una idea totalmente errata, anzi. Chiediamo solo al governo di prendere in considerazione tutte le sfaccettature di questa decisione, rinviando il decreto fino a che lo stesso non sia concepito in modo ineccepibile”.

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