Due anni di battaglie per ricevere dalle Poste 500 euro. L’odissea di una pensionata mestrina assistita da Adico

MESTRE. Non sono bastati una lettera, una diffida e tre solleciti. Dopo due anni di “pressing”, G.C., 74enne pensionata di Zelarino, non ha ancora ricevuto i 500 euro erroneamente addebitatele da Poste Italiane per una assicurazione contro danni e incendi nella propria abitazione.

La vicenda ruota attorno alla polizza “poste casa 360” sottoscritta dalla pensionata ancora qualche anno fa. Il 16 ottobre 2019 G.C. rileva che l’azienda le ha addebitato due rate non dovute, una da 231,38 euro e l’altra da 259,69. La donna – sostenuta dalla direzione delle Poste di Zelarino – scrive una lettera chiedendo l’immediata restituzione delle somme “sottratte”. La risposta tarda ad arrivare e solo il 25 agosto 2020 G.C. riceve una comunicazione alquanto rassicurante: “intendiamo porgerle le nostre scuse per quanto da lei evidenziato, la informiamo che abbiamo provveduto allo storno delle rate” non dovute. La pensionata aspetta con pazienza, senza ricevere però le somme ingiustamente addebitatele. Quindi, chiama in causa l’ufficio legale dell’Adico chiedendo assistenza e il 28 dicembre parte dall’associazione la prima diffida con la richiesta di procedere allo storno, come annunciato nella comunicazione del 25 agosto 2020. Vista l’assenza di risposte soddisfacenti in merito alle rate non dovute, l’associazione invia tra solleciti: uno il 28 aprile 2021, l’altro il 28 maggio e l’ultimo il 14 luglio. Il 27 agosto le Poste rispondono all’Adico ma con una lettera che lascia di stucco. L’azienda, infatti, avvisa la nostra cliente che sono in corso le “necessarie” verifiche e “sarà nostra cura notiziarvi nel merito non appena in possesso di informazioni utili al riguardo”. “Siamo stupefatti – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – a distanza di due anni, dopo che nell’estate del 2020 l’azienda aveva riconosciuto il proprio errore, siamo ritornati alla fase delle verifiche. Le Poste stanno temporeggiando per una somma inferiore ai 500 euro, un importo non certo proibitivo per loro ma indispensabile invece per la pensionata che assistiamo. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché nel 2019 Poste Italiane ha ammesso l’errore e annunciato la restituzione delle somme non dovute e, a due anni di distanza, comunica che si sta procedendo alle necessarie verifiche? Non ci si comporta così con i propri clienti – conclude Garofolini – anche perché sappiamo benissimo che, a parti invertite, la pensionata sarebbe stata sommersa di richieste di pagamenti con relative more e sanzioni. Noi continueremo la nostra battaglia senza soluzione di continuità fino a che la nostra socia non riceverà i soldi che le spettano”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *