ENEL-TELECOM, BATTAGLIA SULLA BANDA LARGA: VERSO RICORSI UE

Continuano a tenere banco a Piazza Affari le vicende di Enel e Telecom, dopo che la società di Tlc ha fatto trapelare un possibile ricorso in Europa, qualora arrivassero aiuti pubblici ad altri soggetti per la realizzazione della rete a banda larga. A soffrire è soprattutto il gruppo energetico, mentre Telecom – reduce da una seduta assai più pesante (-1,7% contro il -0,5% di Enel alla vigilia) – riparte al rialzo sulle dichiarazioni del premier Matteo Renzi (“non entriamo nei piani industriali”) e sul fermento del settore, generato dall’avvicinarsi della fusione fra 3 Italia e Wind.

L’idea di    affidare all’Enel la realizzazione della nuova banda ultrabroad, non è piaciuta a Telecom Italia. Telecom ha infatti già detto che intende portare la fibra in modalità Fttc (fino all’armadietto in strada) o Fttb/h (fino al palazzo o dentro gli appartamenti) nelle principali 40 città; se in quelle città ci va un privato, ciò esclude che altri operatori possano andarci con incentivi pubblici.

Su questo punto Telecom è pronta ad agire su Bruxelles (Fastweb ha già presentato un esposto al riguardo) presentando un ricorso alla Commissione europea contro l’ottenimento da parte dei suoi concorrenti attuali o futuri di “aiuti di Stato”. Telecom chiederebbe che Bruxelles imponga il ritiro o il rimborso degli incentivi, almeno dove Telecom stessa investe nella banda larga con i propri fondi. E la cosa rischierebbe di far fare una brutta figura al governo italiano poichè due soggetti basati in Italia finirebbero per dover ricorrere a una sorta di arbitrato della Commissione europea.

Nel corso del pomeriggio il titolo Telecom ha girato al rialzo. Interrogato sull’improvviso movimento un operatore indica le dichiarazioni di Renzi, che ha ribadito che il Governo “non entra nel merito di piani industriali, neanche di aziende pubbliche” dopo le ipotesi di un affidamento ad Enel del progetto sulla banda ultralarga. A muovere il titolo anche ipotesi di consolidamento fra 3 Italia e Wind.

 

FONTE: La Repubblica

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