Finto sms di Bancoposta, ecco il nuovo fronte delle truffe finanziarie. L’allarme dell’Adico

MESTRE. Esistono confini “morali” che non possono essere oltrepassati neppure dai truffatori più ingegnosi e accaniti? Evidentemente no, come confermano le tante pratiche che apre l’Adico quasi quotidianamente su questo fronte. Ultimo, in ordine di tempo, il raggiro Bancoposta che riguarda, com’è intuibile, le Poste Italiane. Ecco di cosa si tratta. La vittima riceve un sms nel gruppo di messaggistica dove viene invitato a cliccare un link. Se l’utente segue le indicazioni, si apre una pagina che, per colori e forme, riproduce in pieno quella di Banco Posta. L’invito del truffatore è di inserire i propri dati personali, dopo di che la vittima viene contattata dal numero verde delle Poste Italiane ed è qui che cominciano i guai e le (sgradite) novità rispetto a quanto registrato con altri tipi di raggiri informatici. L’operatore telefonico, infatti, riesce a convincere il soggetto a recarsi all’ Atm (automated teller machine, lo sportello automatico) più vicino e, con artifici ancora tutti da chiarire, convince l’interlocutore a effettuare una ricarica postepay di un determinato importo. Successivamente lo convince pure a raggiungere un ufficio postale e a effettuare un postagiro.
“E’ chiaro che, in questo caso, è difficilissimo dimostrare una leggerezza o una mancanza da parte delle Poste – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Però non ce la sentiamo di tacciare neppure di troppa ingenuità queste persone perché tutti possiamo cadere in tranelli simili, i lestofanti mettono in campo azioni sempre più geniali, per così dire. Ma a livello legale non è facile intervenire a favore del socio o, meglio, si può fare ma bisogna articolare in modo molto puntuale i motivi che hanno condotto l’utente a cadere nel tranello. In questo caso, l’interfaccia dell’ sms è proprio identica a quella di banco posta. E non tutti sanno che l’azienda non contatta i propri clienti via sms e neanche via mail. Noi – conclude il presidente dell’associazione – insistiamo su un punto. Non bisogna mai e poi mai fornire i propri dati sensibili a meno che non si sia convinti al cento per cento dell’identità della controparte. A volte non è semplice e, a quel punto, meglio essere diffidenti. Magari si rischia di risultare maleducati, ma meglio maleducati che truffati”.          

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