FLOP DEL TFR IN BUSTA PAGA: L’HA CHIESTO MENO DELL’1% DEL LAVORATORI

A un anno dall’avvio della norma sul trasferimento del Tfr in busta paga si conferma il flop della misura con meno dell’1% dei lavoratori interessati che ha chiesto all’azienda di anticipare la “liquidazione” nel proprio stipendio mensile. Il calcolo arriva dalla Fondazione dei Consulenti del lavoro che sottolinea come l’imposizione fiscale su questa scelta (ordinaria e non separata come accade normalmente per il Tfr che si riceve a fine carriera) sia troppo penalizzante per il lavoratore.
Dallo studio fatto su un campione di circa 900.000 lavoratori emerge che solo lo 0,74% dei dipendenti (6.712) a un anno di applicazione della legge che consente di trasferire il Tfr in busta paga per i lavoratori subordinati si è avvalso di questa opportunità. La disposizione contenuta nella legge di Stabilità per il 2015 e attuata dal DPCM 20 febbraio 2015 n.29 entrato in vigore il 3 aprile 2015 – ricordano i Consulenti – prevede la possibilità di chiedere l’anticipazione del Tfr in busta paga fino al giugno 2018. Ma la monetizzazione della liquidazione in busta paga presuppone l’applicazione della tassazione ordinaria anziché la tassazione separata e questo aspetto sin da subito ha fortemente disincentivato l’utilizzo di questo strumento.
La maggioranza dei dipendenti intervistati (il 52%) ha affermato di non aver chiesto l’anticipazione perchè la

tassazione è troppo penalizzante mentre il 18% ritiene che sia troppo dannoso per la pensione rinunciare a versare il Tfr in un fondo integrativo. Il 7% dichiara di non aver ancora valutato adeguatamente la misura mentre il 22% non vuole rinunciare al “gruzzoletto” a fine carriera.

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