I truffatori rubano 11 mila euro dal conto corrente di un 27enne padovano cliente della banca N26. Interviene l’Adico.   

PADOVA. Tutto era iniziato con i correntisti di banca Intesa. Poi, il raggio d’azione si è allargato ad altri istituti di credito “tradizionali”, come Bnl e Bpm, per coinvolgere, infine, anche le Poste. Ora, invece, la truffa del finto sms (o dei finti codici) – che sta svuotando i conti di centinaia se non migliaia di correntisti in tutta Italia – oltrepassa i confini delle banche classiche per allungare i suoi tentacoli verso i clienti di un istituto on line, l’N26. A denunciare il raggiro perpetrato da sedicenti operatori della banca tedesca è un 27enne padovano che vive all’estero e che ora si sta facendo assistere dai familiari residenti nella città del Santo i quali si sono rivolti all’Adico per recuperare il maltolto: circa 11mila euro.

La truffa ha seguito pedissequamente le modalità utilizzate da quasi tutti gli hacker protagonisti di questo raggiro. Il giovane padovano riceve una telefonata a nome di un sedicente operatore della N26 che conosce molti dati personali della vittima. Il lestofante chiede alla vittima se abbia ricevuto un messaggio con il quale la banca gli segnalava movimenti anomali nel suo conto. In effetti, il correntista conferma la ricezione di due sms-allert e, ritenendo credibile l’interlocutore, ne segue le indicazioni per verificare eventuali irregolarità nel conto. Alla fine della telefonata, il giovane, insospettito, prova ad accedere al conto corrente prima e al proprio account, poi, senza successo. Dopo varie peripezie, il 27enne padovano riesce a vedere la propria schermata, constatando, suo malgrado, il furto di poco meno di 11 mila euro, avvenuto con 5 bonifici di 2 mila euro e uno da 900, indirizzati a persone non identificabili. Una volta resosi conto della truffa, il giovane ha sporto denuncia e ha messo in moto i familiari in Italia per provvedere con la richiesta di rimborso alla banca.

“Purtroppo ancora una volta gli hacker riescono a farsi beffa dei sistemi di sicurezza degli istituti di credito – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. La tecnica è sempre quella già collaudata in tantissimi altri casi. Ed è evidente che il correntista non abbia colpe perché i truffatori sanno benissimo come muoversi e come far cadere in trappola la propria vittima. Chiederemo, anche in questo caso, il rimborso totale di quanto sottratto perché, a nostro giudizio, la banca non ha fatto tutto il possibile per garantire la sicurezza del proprio cliente. La nostra associazione ha avviato circa 300 contestazioni su questo fronte negli ultimi due anni, una 50ina delle quali a favore di correntisti padovani. Dalla nostra esperienza vediamo che nella trappola cadono persone di tutti i generi, le età, le professioni: anche bancari. Questa dimostra ancora una volta che il problema non sono i truffati, ma le falle nei sistemi di sicurezza delle banche”.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Continuando a navigare nel sito acconsenti all'uso di Cookie Tecnici neccessari che permettono di offrire la migliore esperienza di navigazione, come descritto nell'informatva sulla privacy.