Il Caf sbaglia la domanda per la pensione, 65 enne di Marcon perde 8.500 euro. Garofolini: “otto mesi senza un soldo, ora il nostro socio va risarcito”

MARCON. Per quell’errore da parte del Caf ha passato quasi un anno senza reddito. Un anno nel quale ha vissuto un vero e proprio dramma le cui conseguenze economiche lo costringono tutt’ora a mille sacrifici. D’altra parte A.Z., 65 enne pensionato di Marcon, per quello sbaglio (o meglio dire, per quegli sbagli) ha perso oltre 8 mila e 500 euro, una cifra enorme che gli sarebbe spettata di diritto e che ora sta cercando di recuperare tramite l’ufficio legale dell’Adico. La vicenda inizia ancora nel 2018 quando l’uomo, tramite un Caf con sede operativa a Marcon, ha richiesto all’Inps di accedere all’ape sociale e, contestualmente, all’anticipo pensionistico. Per tre volte gli operatori del centro di assistenza fiscale hanno presentato la domanda che per tre volte è stata respinta dall’Ente previdenziale. Motivo? Il Caf ha inviato la richiesta troppo in anticipo, quando A.Z. stava ancora percependo l’indennità di disoccupazione. Alla fine, nel 2019, l’ennesima richiesta è andata a buon fine con l’accoglimento da parte dell’Inps. Peccato però che il 65 enne avesse ormai perso otto mesi di pensione (da agosto 2018 ad aprile 2019) per un importo di 8.560 euro. “E’ stata la stessa Inps a sottolineare le responsabilità da parte del Caf di Marcon  – conferma Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – eppure allo stato attuale il centro di assistenza fiscale continua a negare le proprie colpe e non pare intenzionato a risarcire il danno al nostro socio il quale, è giusto dirlo, ha vissuto e sta vivendo ancora una situazione a dir poco drammatica visto che è rimasto mesi senza percepire un euro di pensione. Una prostrazione anche psicologica che non lo fa dormire alla notte. Com’è possibile che ora il Caf non riconosca i propri errori? Perché non viene attivata l’assicurazione per risarcire l’uomo del gravissimo danno subito?”. La battaglia del pensionato e dell’Adico non si fermerà certo qui. “Chiediamo solo che venga fatta giustizia – conclude Garofolini – siamo sicuri che esistano ancora margini per trovare una soluzione ‘pacifica’ prima di varcare le porte dell’aula di un Tribunale”. 

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