In calo anche i consumi di gelato

MILANO – Le piogge battenti dell’estate hanno fatto crollare la filiera italiana del gelato artigianale, che registra per la prima volta un calo dei consumi e uno stop delle attività e del business, dopo anni controcorrente (grazie anche al ruolo di settore rifugio per tanti disoccupati). A pesare è innanzitutto la fortissima concorrenza sul territorio, ormai saturo: oggi sono oltre 20.500 le gelaterie-pasticcerie della Penisola e se si sommano i bar che vendono gelato sfuso si supera quota 30mila (in tutta Europa si contano 50mila gelaterie), anche se la corsa ad aprire botteghe artigianali in Italia si è fermata (+0,5% negli ultimi dodici mesi dopo il +13% nei quattro anni precedenti). In secondo luogo l’approccio disordinato sui mercati esteri non facilita l’imporsi di un made in Italy di qualità riconoscibile, complice l’assenza di un marchio condiviso tra artigiani, industria dei semilavorati e costruttori di macchine per gelati: i tre segmenti della filiera in cui il nostro Paese è leader indiscusso a livello mondiale.
Resta comunque il sole il primo fattore a condizionare questo settore simbolo dell’eccellenza alimentare e industriale nostrana, che vale oltre 2,7 miliardi di giro d’affari: 2 miliardi arrivano da coni, coppette e vaschette venduti lo scorso anno (dando lavoro a oltre 150mila addetti); 300 milioni li realizza l’industria delle macchine specializzate (15 imprese e 450 dipendenti, senza considerare i 500 milioni di ricavi e i 500 occupati per gli arredamenti e le attrezzature specializzate); 450 milioni è il business dell’industria di ingredienti e semilavorati (80 marchi, 1.600 addetti). «Stiamo risentendo dell’effetto meteo, nonostante la destagionalizzazione dei consumi di gelato – afferma Gabriele Retini, responsabile nazionale Cna Alimentare – e la sensazione dei nostri artigiani, in assenza ancora di numeri ufficiali, è che il calo sia nell’ordine del 5 per cento».
E mentre dall’Emilia, cuore della filiera (qui hanno sede il big bolognese dei macchinari Carpigiani, la leader romagnola degli ingredienti Mec3-Optima da poco passata al fondo americano Riverside, nonché marchi storici di semilavorati come Fabbri 1905 e Babbi) si leva l’allarme di un -30% di consumi in luglio, il responsabile del gruppo “Prodotti per gelato” di Aiipa (Associazione italiana industrie prodotti alimentari), Fabrizio Osti, sdrammatizza. «Siamo partiti molto bene nel primo quadrimestre – afferma – con una crescita superiore al 20% per i semilavorati e gli ingredienti per gelato (anche per l’assestarsi dell’effetto del decreto sui pagamenti entro 60 giorni che l’anno scorso aveva indotto i gelatai a non fare più scorte prima dell’estate), poi la stagionalità ci ha penalizzato, stimiamo un decremento del 5-10% tra giugno e luglio». A preoccupare la filiera è il meteo più che la crisi dei consumi e la speranza è che ci sia un caldo torrido fino all’autunno che compensi la dinamica su base annua. «C’è comunque il mercato estero che arriva in nostro soccorso – aggiunge Osti – molto meno legato alla stagionalità e con un’incidenza salita al 55-60% dei ricavi per le imprese di semilavorati e a oltre l’80% per i costruttori di macchine. Una crescita che prosegue, nell’ordine di un +5-10%, anche quest’anno». Trainata dai soliti Bric, «ma la nostra attenzione è catturata ora da tutta l’Africa subequatoriale, dove ci aspettiamo incrementi importanti. Il problema – conclude il responsabile di Aiipa – è che dovrebbe essere l’intera filiera a muoversi, noi assieme ad Acomag (i produttori di macchine per gelato), il sistema formativo, i maestri artigiani e invece ci si sposta oltrefrontiera in ordine sparso lasciando troppo spazio alla concorrenza». Svanita l’aspettativa che l’exploit registrato a gennaio dal più importante appuntamento fieristico internazionale del comparto, il Sigep di Rimini (+20% i visitatori, +32% gli stranieri quest’anno) fosse il prodromo di un’annata eccezionale e in attesa di trovare una regolamentazione condivisa su come va fatto il vero gelato artigianale (Cna Alimentare sta battagliando dal 2010), l’unica via per «allargare la nostra torta è educare gli stranieri alla cultura del gelato», sottolinea Andrea Cocchi, dg di Carpigiani, che controlla oltre il 50% del mercato mondiale delle macchine per gelato artigianale e il 75% in Italia (120 milioni di fatturato, 80% export). «In questa ottica – spiega Cocchi – vanno letti i nostri investimenti nella Carpigiani Gelato University, la scuola più frequentata oggi nel settore, 7mila studenti formati nelle 11 sedi che abbiamo nel mondo, nel Gelato Museum di Anzola inaugurato due anni fa, nel Gelato World Tour, il primo campionato mondiale itinerante del gelato, che sta toccando quattro continenti e sta facendo lievitare vendite e aperture di gelaterie lì dove fa tappa».

(fonte ilsole24ore.com)

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