TRA TABACCHI E CARBURANTI LA MANOVRINA COSTERA’ 50-60 EURO L’ANNO AGLI ITALIANI

Se possedete un’auto e fumate la prossima manovrina di primavera che ci chiede Bruxelles per ridurre il deficit vi potrebbe costare circa 50-60 euro l’anno. Sulla carta è questo il peso dei prossimi rincari di carburanti e tabacchi. Il governo conta infatti di aumentare le accise per incamerare circa 1,5 miliardi Iva compresa: qualche centinaio di milioni dai tabacchi, il resto dai carburanti.

«L’ipotesi di un aumento delle accise sui carburanti non è purtroppo una novità e insiste nel penalizzare il settore petrolifero oltre che i consumatori», protesta il presidente dell’Unione petrolifera, Claudio Spinaci. «Stando alle nostre stime – ci spiega – per recuperare il miliardo di euro di cui si parla in questi giorni, si tratterebbe di un ulteriore incremento di non meno di 3-4 centesimi euro/litro». Cifra destinata a superare anche la soglia dei 4 cent per litro nel caso, come sembra, gli aumenti partissero ad aprile e dunque venissero concentrati in appena 9 mesi. Con aumenti del genere, secondo stime di mercato, l’aggravio annuo sarebbe compreso tra i 26 euro delle vetture a benzina ed i 34 dei diesel.

Prelievo fiscale record
L’«Up» ricorda che «attualmente il peso fiscale sui carburanti oscilla tra il 62% del gasolio ed il 65% della benzina tant’è che le nostre tasse sono tra le più alte d’Europa a fronte di un prezzo industriale allineato a quello degli altri paesi. In media lo Stato incassa 38,8 miliardi di euro l’anno, di questi 17,9 arrivano dalle accise sul gasolio e 7,55 dalle benzine, oltre a 9,5 miliardi d Iva. Per questo Spinaci boccia l’ipotesi di nuovi aumenti e rilancia: «Invece di continuare a vessare gli automobilisti occorre dare subito attuazione alle misure approvate a fine anno per contrastare l’evasione di Iva e accisa sui carburanti, purtroppo ampiamente presente nel settore e stimata intorno al 10%, acquisendo così risorse equivalenti».

Il calcoli sui tabacchi sono invece un poco più complicati ma, come spiega il professor Marco Spallone, vicedirettore del centro studi Casmef-Luiss, l’aumento in questo caso «potrebbe agitarsi sui 10-20 centesimi a pacchetto». Che moltiplicato per le 13 sigarette che in media fumano gli 11 milioni di fumatori italiani si traduce in un rincaro medio di 20/35 euro in più all’anno a persona. «Prevedere l’impatto di una manovra del genere sul prezzo finale – sostiene Spallone – è molto difficile, perché innanzitutto non siamo più in regime di prezzi amministrati e per i produttori i prezzi sono una variabile strategica. Poi bisogna tenere presente che in questo settore ci sono tre parametri che si possono muovere: l’onere fiscale minimo, la componente specifica dell’accisa e l’incidenza totale. E a seconda di come si muovono queste voci si impatta di più sulle sigarette di fascia bassa, media o alta. E poi c’è un’ulteriore variabile da tenere presente: la possibile reazione dei produttori che per motivi di concorrenza potrebbero anche decidere di assorbire gli aumenti».

L’analisi del Casmef-Luiss
Per queste ragioni intervenire sui tabacchi, che garantiscono all’Erario oltre 10 miliardi all’anno, è sempre un’operazione delicata. «Questo è un mercato così maturo e complesso che occorre fare attenzione – avverte Spallone –. Si rischia di alterare la concorrenza tra le varie fasce di prodotto oppure di far crollare le vendite (e quindi il gettito), oltre a spingere i consumatori che dispongono di un minore potere d’ acquisto verso il contrabbando. Ovviamente non conviene a nessuno e per questo sarebbe bene muoversi con grande prudenza».

Fonte: La Stampa

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