Zappalorto commissario di Venezia «Preoccupato, ma sistemerò i conti»

Il prefetto gli affida ufficialmente l’incarico, poi inizieranno le consultazioni. Un uomo del Nord al timone: «Il bilancio primo impegno»

VENEZIA – Lo sa cosa la aspetta vero prefetto? «Sì, sono infatti preoccupato anche perché le notizie che mi danno sono sempre più terrificanti. Ma ho le spalle larghe e spero nell’aiuto dei subcommissari e della città».

Sono le prime parole di Vittorio Zappalorto, trevigiano, 58 anni, il commissario che guiderà Venezia nel periodo di transizione fino alle prossime elezioni dopo le dimissioni (il 13 giugno) del sindaco Giorgio Orsoni. La nota della prefettura è arrivata qualche minuto dopo le sette di mercoledì sera per confermare le indiscrezioni che ormai si rincorrevano da giorni. Alla fine il ministero dell’Interno ha deciso di affidare il futuro di Venezia a un uomo del Nord, esperto in enti locali (al Viminale si è occupato della riforma del Titolo V della Costituzione) e in gestioni di Comuni commissariati. All’orizzonte c’è la Citta metropolitana che dovrebbe nascere il primo gennaio del 2015 ma il condizionale è d’obbligo visto la situazione. La nomina è arrivata a nove giorni dalle dimissioni del consiglio comunale, dimissioni che hanno scritto la parola fine all’era di Giorgio Orsoni a Ca Farsetti. Questa mattina Vittorio Zappalorto ha ricevuto dal prefetto Domenico Cuttaia tutti i poteri, poi si è recato a Ca’ Farsetti per i primi incontri con chi sta guidando la macchina comunale.

Dottore, si dovrà dividere tra Gorizia e Venezia, ha già pensato come fare? «Vedremo, la decisione non spetta a me, sarà il ministero dell’Interno a dirmi se continuerò a fare il prefetto di Gorizia».

Intanto si farà affiancare da alcuni tecnici? «Ci saranno sicuramente dei sub commissari perché avrò bisogno di aiuto, ma sarà il prefetto di Venezia a doverli nominare».

La prima cosa che affronterà sarà il bilancio di previsione, visto i termini fissati dalla legge molto ravvicinati. «Dovrò approvarlo entro il 31 luglio. Penso sia la cosa più importante e urgente perché abbiamo poco tempo davanti. Bisogna mettersi subito al lavoro anche se immagino che a Venezia stiano già lavorando».

Pensa di incontrare qualcuno prima di mettersi al lavoro? Il sindaco, i consiglieri? «Solitamente quando faccio il commissario incontro tutte le persone che hanno lavorato prima di me e che conoscono la città a fondo. Sentirò i capigruppo, i consiglieri, il sindaco e tutte le persone che potranno darmi un contributo per la gestione di Venezia, quindi anche le categorie professionali, la società civile e i sindacati».

Uno degli ultimi atti del consiglio comunale è stata una sorta di «raccomandazione » al commissario sulla salvaguardia del welfare e dei servizi alle fasce più deboli, il fiore all’occhiello di Venezia. «Lo so, bisogna vedere che situazione troverò, la cosa più importante è far quadrare i conti del bilancio. Questo non vuol dire però che non riconosca l’importanza di mantenere certi livelli di welfare e salvaguardare gli strati più deboli della popolazione. E’ una sensibilità che ho e cercherò di fare il possibile per ridurre contraccolpi e disagi ».

Dovrà disegnare anche il futuro del Casinò. Ha deciso se continuare nella procedura di privatizzazione?«Dovrò informarmi, è una materia delicata che non conosco e prima di prendere qualsiasi decisione devo approfondire bene la questione. Statene certi che mi prenderò tutto il tempo necessario cercando di arrivare alla decisione più giusta per la città».

Senta prefetto, ma quanto rimarrà a Venezia, gliel’hanno detto? «Se non cambiano la legge sono obbligato a restare fino a primavera del prossimo anno».

(fonte Corrieredelveneto.it)

Una risposta

  1. L’ex sindaco e tutte le persone coinvolte dal precedente scandalo DEVONO ESSERE LICENZIATE e, senza liquidazione e facendosi rimborsare ogni cosa spesa inutilmente , devono poi essere mandati ai lavori forzati a vita ( es: pulire strade,boschi,mare,laghi, e tutto quanto riguarda la raccolta rifiuti) chiaramente a costo zero in quanto già mantenuti. Interdetti da ogni pubblico ufficio e con nessun tipo di pensione. Chi vuole amministrare deve saperlo fare e le palle servono( è una metafora ma rende l’idea) il buonismo in questi casi va abolito.

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